Dallo Stretto all'Aspromonte - Reggio Calabria (Reggio di Calabria), Calabria - Itinerari
Reggio Calabria, nostro punto di partenza, tutta affacciata sul mare, è città moderna e vivace ma anche raccolta e misurata. Le vie sono affollate e la gente è piena di vitalità. La passeggiata più tranquilla è quella sullo splendido Lungomare, definito da D’Annunzio “il più bel chilometro d’Italia”, che si affaccia sullo stretto dei mitici Scilla e Cariddi, dell’Etna e della fata Morgana. In giornate particolarmente serene Messina si riflette sulla riva reggina. Reggio ha anche splendidi monumenti: il Museo Nazionale, tra i più importanti per la raccolta di documenti sulla Magna Grecia, custodisce i Bronzi di Riace del V sec. a.C.. Il Duomo trova le sue origini nel 56 d.C.; da vedere la Cappella del Sacramento, magnifico esempio di barocco. Nella parte alta troviamo il Piccolo Museo San Paolo; l'imponente Castello Aragonese, il bel Teatro Comunale. Sono ancora visibili i resti delle mura greche e quelli delle Terme romane. Solo 23 km ci separano da Scilla, che sorge su una grande roccia, dalla quale veglia il castello che fu residenza dei Rufo. Scilla era una ninfa di rara bellezza, di cui si innamorò il dio del mare Glauco, non corrisposto. Allora chiese l’aiuto della maga Circe, perché preparasse un filtro d’amore ma la grande maga si ingelosì e preparò un terribile veleno. Scilla così venne trasformata in un orribile mostro con sei teste e, per la disperazione si rifugiò in un grande antro. La leggenda dà ancor più bellezza alla rocciosa natura della cittadina, affacciata su uno dei più bei mari del mondo, con stradine che si attorcigliano verso l'alto. Dalla spiaggia, in primavera, si vedono le acque ribollire: sono i pesci spada che si rincorrono in giochi d’amore. Ci dirigiamo ora alla volta di Bagnara Calabra, godendoci il paesaggio con terrazzi di vigne e d'aranci. Bagnara ha solide tradizioni marinare: se arrivate in paese agli inizi dell’estate potete capitare nel bel mezzo della Sagra del Pesce Spada. Intorno ad un “untre”, la barca che veniva usata per la pesca, vengono distribuite fette di pesce arrosto. L'abitato, col porto di memoria bizantina e le viuzze che si inerpicano, è impreziosito da chiese tra cui spicca quella barocca della Confraternita del Carmine. Ancora con la SS 112, ci potremmo concedere una deviazione verso Palmi e Sant’Eufemia d’Aspromonte dove ci si apriranno davanti i paesaggi delle montagne. Qui si potrà acquistare dai contadini la “pietra dei funghi”, un minerale che, posto in un vaso di terracotta, produrrà ottimi funghi. Arrivati a Gambarie, la “Montagna Verde” per la ricchezza di selve, piante e acque, ci dirigeremo verso un fitto bosco, a 7 km dal centro abitato; qui fu ferito dalle truppe italiane Garibaldi, mentre con i suoi uomini puntava su Roma per restituirla all’Italia e qui sorge il Mausoleo dedicato all’eroe dei due mondi. E’ un lungo tratto panoramico (SS 183), che ci riporta verso la costa: a Pendattilo, attraversando Melito Porto San Salvo e i suoi ricordi delle eroiche imprese garibaldine. Pendattilo, annidata sotto il Monte Calvario, è dominata da rocce altissime che si levano come le dita di una mano spalancata. Il nome greco significa “cinque dita”: e chiaro s’avverte, specie quando si affronta l’aspra strada che porta al paesino, il rozzo disegno dell’arto calcareo. Case dai tetti rossi si levano sotto le rupi. Appaiono i ruderi di un castello e di un bel campanile. Nel secolo scorso fu un centro importante: dall’alto delle rupi vigili sentinelle guardavano al mare per avvistare vele pirata. In quello che fu feudo degli Alberti vivevano oltre duemila anime impegnate nella produzione di miele. Una sanguinosa e triste cronaca è legata al castello: nel 1686 giunse qui il barone Bernardino Abenavoli, a cui era stata negata la mano di una sorella del marchese Alberti, il feudatario. L’onta, naturalmente, andava lavata e il barone giunse con 150 Albanesi. Entrato nel castello, uccise tutta la famiglia Alberti e violò la promessa sposa. Subito rinchiusa in un monastero. Oggi Pendattilo è una città morta: per le vie silenziose appare solo qualche donna. Ma il suo fascino resta intatto. Chiudiamo il nostro viaggio prendendo la superstrada e costeggiando Capo dell’Armi con il suo faro, numerose marine e bellissimi aranceti, per tornare a Reggio Calabria, accolti ancora, già a chilometri di distanza, dai suoi ricchi profumi.
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